Il diritto al dialogo

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Ed eccoci al nostro appuntamento settimanale, e al quarto con i Diritti Naturali di bimbi e bimbe.
Il DIRITTO AL DIALOGO, ad ascoltare e poter prendere la parola, interloquire e dialogare.

Il dialogo richiede:
- comprensione, quindi l'uso di un codice comune, la stessa lingua;
- relazione, non esiste un dialogo se non in due, altrimenti si tratta di un monologo;
- rispetto, dell'altro, delle pause, dei silenzi, della turnazione.

Lo sviluppo della comunicazione - e del linguaggio - inizia nel momento in cui si viene al mondo; il bambino è predisposto all'apprendimento del linguaggio, ma solo verso i 2 mesi compaiono le prime produzioni di suoni più vicini al linguaggio vero e proprio.
  • Tra i 2 e i 6 mesi il bambino attraversa la fase delle vocalizzazioni fino ad arrivare all'imitazione di suoni prodotti dall'adulto e alla lallazione, la ripetizione dello stesso suono più volte (ma-ma-ma-ma).
  • Le prime parole fanno la loro comparsa tra i 9 e i 13 mesi e intorno all'anno arriva il fenomeno dell'olofrase, una parola che il bambino usa per esprimere un'intera frase.
  • A 16 mesi il vocabolario medio di un bimbo italiano comprende circa 50 frasi e il piccolo chiacchiera continuamente nel suo modo semi-comprensibile.
  • Tra i 2 e i 3 anni si ha un rapido sviluppo grammaticale.
  • Tra i 3 e i 4 anni i bambini apprendono le strutture di base di tutte le frasi italiane.
Ovviamente ogni bambino è a sé e non bisogna preoccuparsi immediatamente se un bimbo non è da manuale, la mia primogenita non ha proferito parola fino ai 22 mesi, il secondo invece chiacchiera a tutta tromba da che ne ha 17-18.

Dello sviluppo del linguaggio hanno molto scritto Noam Chomsky e L.S. Vigotsky, ma anche la cara Maria Montessori col suo periodo sensitivo del linguaggio.

Il diritto al dialogo accende il faro sull'importanza delle reali interazioni comunicative, quelle verbali, faccia a faccia, dove si ascolta e si può prendere la parola; per questo è molto importante leggere libri ai nostri figli.
Mentre leggiamo loro possono interrompere, dire cosa stanno pensando, domandare, imparando anche la turnazione (mia figlia aspetta che arrivi alla fine della frase per prendere la parola).

Dialogare con i nostri piccoli è sinonimo di giocare alle bambole (o qualsivoglia pupazzo) con loro, narrare miti e leggende, inventare e fingere situazioni, e di tutto questo la grande nemica è la televisione che non consente partecipazione, ma solo ricezione passiva dei contenuti.
A tal proposito - perché non sono di certo la mamma televisione mai - mi sento di indicarvi tuttavia il cartone di Dora L'esploratrice su Cartoonito, leggermente interattivo: i miei bimbi si divertono tantissimo a rispondere!

Ultimo, ma non ultimo, Il diritto al dialogo sottolinea l'importanza di ascoltare sempre i bambini, quel che hanno da dire, da raccontare, anche se può sembrare scontato, perché per loro - in costante apprendimento - non lo è!

Mammanontiarrabbiare

4 commenti

  1. Bellissimo post!
    A volte l'aggressività che certi ragazzini dimostrano crescendo, è frutto anche del poco tempo dedicato a dialogare con loro: poi credono che l'unico modo per farsi capire non siano le parole ma le mani e i piedi (leggi anche calci e pugni...).
    Grazie per queste belle riflessioni

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  2. Grazie per questa condivisione :) trovo l'articolo molto interessante. È proprio vero che i bambini non sono da manuale, il mio cucciolo ha 15 mesi e sinceramente non saprei con quale "manuale" gestirlo XD per ogni cosa hanno i loro tempi personali ;)

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    1. Personalissimi e mai fare confronti tra bimbi o manuali, sono delteri :)

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