Dove far dormire il bebè?

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Dove far dormire il bebè? (parte prima)


Se il compito di un genitore è quello di aiutare un figlio a crescere e a diventare indipendente, perché c'è tanta riluttanza a iniziare fin da quando il bebè arriva a casa facendolo dormire per conto suo?
Quali sono le resistenze che molti incontrano per un atto che si dimostra essere molto proficuo per il figlio?
L’argomento è molto dibattuto e entrambe le possibilità (farlo dormire solo o con i genitori) sono sostenute dal parere autorevole di pediatri e psicologi che sostengono e motivano l’una o l’altra scelta. Il genitore perciò non ha difficoltà a giustificare il suo modo di agire con il parere di chi si schiera dalla sua parte.

Dove far dormire il bebè?


Dunque, in mancanza e nella impossibilità di stabilire una regola di validità assoluta, con conseguenze dimostrabili, non posso far altro che illustrare alcune motivazioni profonde (tratte dalla pratica pluriennale della psicoanalisi) che possono aiutare le mamme a scegliere di far dormire il bebè da solo.

Una delle principali ragioni per cui il bambino viene tenuto nella stanza dei genitori riguarda il desiderio (soprattutto materno) di averlo vicino durante la notte,  sia per la comodità di non doversi alzare dal letto quando lo si allatta, sia per poterlo avere sotto gli occhi, poterlo “controllare”, per paura che non respiri, che abbia un rigurgito, che non stia bene.
Questo bisogno di tenerlo il più possibile vicino a sè nasconde il desiderio che il bambino continui a essere una parte della mamma come lo era stato durante la gravidanza e l’illusione che malgrado il parto la separazione non sia avvenuta.
Ma la separazione  costituisce la “conditio sine qua non” perché il figlio, tappa dopo tappa, possa formare e affermare la sua personalità!
Riuscire a vivere il figlio come essere diverso da se stessa, essere in grado di riconoscerlo nella sua individualità, sono gli elementi che caratterizzano il rapporto sano della madre verso il bambino: al contrario, non riuscire a separarsi e continuare a viverlo come parte di sè riflette la possessività materna nei confronti dell’altro, la non differenziazione, la confusione tra il neonato e se stessa. La madre che si comporta in questo modo ripete molto spesso con il bambino la non separazione vissuta da piccola con sua madre.
Riconoscere il figlio dunque significa da un lato aver elaborato il lutto per la perdita del bambino /parte di se stessa, dall’altro accettare se stessa staccata dalla propria madre.

Separarsi è dunque inevitabile per riconoscere ed essere riconosciuti nella propria identità.

Questi aspetti del rapporto madre-bambino che un lavoro in profondità su se stessi mette in luce, influenzano le scelte del quotidiano, anche quella del luogo dove farlo dormire. Dunque per quelle mamme che rifiutano e temono di metterlo in un’altra stanza potrebbe essere molto utile approfondire quali desideri si nascondano dietro alla loro scelta.


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